venerdì 26 giugno 2020

27 Giugno nuova passeggiata gratuita, nuovi luoghi: dalle ore 17 visiteremo i luoghi adiacenti l'area di Portanova col prof.Luigi Murolo non mancate

domenica 21 giugno 2020

Scoperto un nuovo affresco al Genova Rulli

                                                                      Discovered a new a-fresco in Genova Rulli building
La nostra
Curiosità ci ha premiato ancora una volta!

Un nuovo e assolutamente INEDITO affresco chiarisce meglio la storia del glorioso complesso Genova Rulli:

domenica 10 maggio 2020

Tracce dal passato: il prof. Francesco Cerella

   
     Prima parte                                                                                                   ultimo  agg. 20 dic  2025

 Una lapide in via di smantellamento, riguardante una madre del 1882, (individuata dall'intuito  di "Archidadamo"), nel cimitero di Vasto ci offre uno squarcio, ci lancia un "messaggio in bottiglia"  su personaggi importanti, i quali pur essendo stati protagonisti della nostra storia locale, sono sconosciuti ai più.






Luigia Lincio
Torinese:
diresse l'asilo infantile
e per più anni
le scuole elementari femminili di Vasto
... endabile
per operosità
per forte ingegno
prepotente costanza nell'insegnare
visse anni 35, morì a dì 8 aprile 1882
lascia di se
memoria cara e onorabilità
Francesco Cerella ed Ettore suo figlio inconsolabili
posero questa lapide.

Partendo dai dati disponibili: Luigia Lincio di Torino insegnante di materna ed elementari (impiegata a Vasto dal 1870 al  +1882) sfortunata nella vita (morta a soli 36 anni)

                                                   e premiata  dallo Stato (cfr. "Osservatore Scolastico 1881")


Ci fa interrogare su chi fossero gli altri membri di questa famiglia.

Bene: la direttrice ha un figlio Ettore, che a quanto pare proseguirà la sua vita da archivista al ministero del Tesoro, e il marito di Luigia si chiama Francesco Cerella.
Dopo alcune ricerche scopriamo, in sintesi, che è originario di San Buono, ha studiato agronomia in Francia (a Grignon),  coi fondi messi a disposizione dal legato Romani (cfr. ad. es.http://www.vastospa.it/html/personaggi/fr_romani.htm )
al cui sogno per la realizzazione di una Scuola Agraria vastese rimarrà fedele per tutta la vita.
Facciamo parlare subito le carte disponibili:

 Innanzitutto,  si evidenzia un incarico, (da una relazione  dell' archivio storico di Vasto):

<< 20 Novembre 1864:
Francesco Cerella,
Assessore delegato della Polizia urbana e rurale comunica al Sindaco che, essendosi recato al Convento di S. Onofrio, ha trovato un tratto di tetto caduto e precisamente quello che sovrasta il corridoio d’ingresso.>>.
La ragione dell' interesse per s. Onofrio la scopriremo presto.

Tra le delibere decurionali troviamo che il giorno...

<< 8 luglio 1880 : Domanda dell'Agronomo Francesco Cerella
per un posto semigratuito al Convitto Nazionale in Chieti >>.

poi dal libro su Vasto di Costantino Felice scopriamo ancora...


       ancora, tracce dal libro di Ciccarone "Ricordi"

<< In quel tempo tornò dalla scuola di ... Francesco Cerella di S.Buono e a lui furono affidate la gestione del legato Romani e la sua presidenza del Consiglio Agrario, istituito nel 1867, che aveva la sede in casa Roberti presso il torrione di Bassano>>

Riguardo alla professione che gli dava da vivere: ha insegnato francese, prima da precario alla scuola tecnica:
           poi conseguì l'abilitazione e sede definitiva nel 1895

  
nel 1890 ebbe incarico anche come  sindaco supplente della Banca Commerciale Cooperativa di Vasto



e lo troviamo nell'anno XVI dell'epoca fascista (quindi nel 1938) come segretario del Comizio Agrario.



"lo Svegliarino" 16 ott 1898 ci chiarisce che il terreno sperimentale  fu poi comprato in contrada Paradiso, ma utilizzato a singhiozzo e male e che il Cerella fu invischiato in polemiche sui giornali e cause tra opposte fazioni comunali.




-


 

 

         Podere Paradiso in Vasto (4 ettari)


      inmmagine  sottostante: il palazzino s. Lucia con orto murato preso in affitto al Marchese D'Avalos              dal         1912  e trasformato per le esigenze


 

 



 


Abbiamo infine notizie di un certo Cerella Francesco sia come "sindaco" nella fondazione della Società  Operaia a S.Buono 1907,


 

sia come apicoltore a S.Buono (1924) 

(ribadiamo di non  avere rispetto a  questi ultimi 2 documenti  certezza se trattasi del nostro o di un omonimo),  ci conforta però la notizia  che nel 1872 a Vasto si costituì una "società apistica" per iniziativa del Comizio Agrario)


 


Attendiamo altre notizie, correzioni ed integrazioni dai nostri  attenti lettori.  Grazie

prof. Remo Petrocelli 

Busto di Francesco Romani  visibile al primo piano del Comune di Vasto (corridoio verso la sala consiliare).

 P.s. Finalmente abbiamo ulteriori notizie sulla moglie: 

https://vvfcongedo.blogspot.com/2020/08/notizie-sulla-direttrice-di-scuola.html

 e un link su Francesco Romani come celebrato alla sua morte con un libro

https://books.google.it/books?id=l89YClifdzEC&pg=PA65&dq=prosa+francesco+romani&hl=it&newbks=1&newbks_redir=1&sa=X&ved=2ahUKEwiOjuy-yML0AhXT7rsIHZ5gB-UQ6AF6BAgEEAI

domenica 3 maggio 2020

uno scienziato in visita a Vasto 1883

                                                                                            [ult. agg. 3-5-2020]


Lo scienziato Cosimo De Giorgi in visita a Vasto nel 1883: ecco le impressioni del suo viaggio

 Ho reperito un interessante articolo tratto da “Il Propugnatore”, giornale politico-commerciale-amministrativo-agronomico della Puglia (1883, A. 23, nov. n 12 ).
A firmarlo non è un comune giornalista, ma addirittura il noto scienziato Cosimo De Giorgi,
 https://it.wikipedia.org/wiki/Cosimo_De_Giorgi.   Egli da uomo dal “multiforme ingegno” dà una descrizione molto particolareggiata della sua visita alla città a fine ‘800. La notizia disvela un altro vuoto di cronaca della nostra stampa locale (iniziata solo nel 1888).

Il personaggio è stato accolto alla stazione da "due gentilissimi signori del Municipio", i consiglieri Giuseppe De Pompeis e Filippo Monacelli, che gli hanno fatto visitare la città e dato tutte le necessarie informazioni per l'articolo. L'esito è buono: provate a leggere il pezzo! Tra l'altro De Giorgi scrive: "Com'è pura l'atmosfera su queste colline!Che serena bonarietà, che schietta cortesia degli abitanti! Qui l'ospitalità è tradizionale e tutti gareggiano nel render gradito il soggiorno a chi vi si reca per diporto".

articolo originale>>>


  Interessanti  particolari da notare sono anche:
    1 -che la stazione meteorologica impiantata in Puglia dallo scienziato ci sarà solo 
                    nell'anno successivo, e ciò ben chiarisce lo scopo della sua visita.

        2 - Lo scienziato oltre ad essere medico e appassionato di archeologia,
                   inventò il famoso  " sismografo De Giorgi".


giovedì 30 aprile 2020

I nobili Cestari, la città di Vasto e dintorni

                                chi sono questi Cestari??     [documento in aggiornamento   03-05-2020]
 


                                       Tratto dall'Araldo almanacco nobiliare napoletano 1891  (A.  XIV)

                                                                      CESTARI

                                          Del Registro dei Feudatari — Residenza: Napoli

Famiglia originaria di Bologna e trapiantata in Napoli nella prima metà del secolo XVI. Riconosciuta nella sua antica nobiltà e dichiarata meritevole di speciali considerazioni per importanti servizi resi allo Stato , con Diploma I maggio 1586 venne decorata nella persona del Milite e Cavaliere Aurato Orazio Cestari di Napoli di novella nobiltà , con la formula dei quattro avi paterni e materni, e si riconobbero lo sue antiche insegne gentilizie, alle quali poi con successivo diploma del 9 dicembre 1588 si apportarono alcune modifiche e si aggiunse la facoltà di cimarle con la corona di oro. Chiara per uffici e dignità o per nobili parentele, venne con Real Privilegio del 13 agosto 1682 decorata del titolo di Conte, del quale trovasi tuttavia in possesso, e che si aggiunse talvolta al predicato di Scapoli per 1'omonimo feudo posseduto. Finalmente, avendo dimostrato all'abolito Tribunale Conservatore della Nobiltà del Regno il continuato possesso di feudi per un periodo di oltre anni duecento, venne ascritta al Registro dei feudatari, e dichiarata più tardi dalla già Commissione dei titoli di nobiltà ammissibile nelle Reali Guardie del Corpo. 

Arma — Di azzurra alla fascia di rosso accompagnata da tra cesti di oro, due nel capo ed uno nella punta.

 figliuola del il conte Francesco Cestari (as. al Reg. Fd. †18 giu. 1836) e marito della fu essa Eleonora d'Avalos dei duchi  di Celenza ( †11 gen. 1828). ebbe una figliuola, la contessa MARIA TERESA CESTARI baronessa di Scapoli. Francesco morì giovane in duello.

il fratello di Francesco e zio di Teresa, di nome Carlo Cestari (Napoli, 6.1.1806 ,† ivi 9.3.1875) fu sottobrigadiere della Compagnia delle Reali Guardie del Corpo dell'esercito borbonico. Teresa
ereditò quindi anche da Carlo. Il ramo principale della famiglia Cestari si estinse purtroppo con la contessa Teresa Cestari.
 
                                                                        ****

                                            Sentenza del 1891     su questioni vastesi [n.d.t. Ponzi leggasi Ponza]

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sabato 4 aprile 2020

il maestro campanaro del 1300 da Acquaviva d'Isernia



articolo  di Franco Valente dalla sua pag. facebook del 04 04 2020
<<NICOLA, IL MAESTRO CAMPANARO DI LICENOSO, dalle parti di ACQUAVIVA D’ISERNIA.

Come si costruisce una storia con due parole e una mappa geografica.
Le parole sono “Sancto Angelo de Lecinoso”, la mappa è quella della Valle del Volturno. Però bisogna aver letto il Chronicon Vulturnense.
.
Ho il privilegio di essere amico del prof. Giuseppe D’Onorio di Veroli che è uno dei maggiori esperti di campane al mondo.
Qualche anno fa mi chiese se sapevo dove poteva trovarsi una località che si chiamava Licenosa che egli sospettava essere dalle parti di Colli a Volturno, anticamente “Colli Sancti Angeli”..
Giuseppe D’Onorio aveva trascritto una complicata epigrafe di una bellissima campana che aveva scoperto sul campanile della Chiesa–Collegiata di S. Lorenzo a Picinisco.
Una campana che originariamente si trovava nell’altra chiesa di S. Maria Assunta, anch’essa di Picinisco.
Questa la scritta:
AVE MARIA GRA(tia) PLENA D(omi) N(us) TEC(um) ET VERBUM CARO FACTUM E(st) (et habitavit) I(n nobis)
A(n)NO D(omi)NI MCCCLXXI + M(a)G(iste)R NIC(olaus) D(e) S(anct)O ANG(e)LO D(e) LICENOSA ME FECIT
(Ave Maria piena di Grazia. Il Signore è con te ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Anno 1371 il maestro Nicola di S. Angelo di Licenosa mi fece).
La questione è particolarmente interessante perché conferma, cosa sicuramente nota, che le campane venissero fuse ai piedi del campanile in cui dovevano essere poste.




Certamente fare una campana presentava difficoltà straordinarie non solo per reperire il bronzo necessario, ma anche e soprattutto per allestire il forno in cui fondere il metallo.
Non solo. Bisognava sapere quale forma dare alla campana perché, una volta fusa, producesse un suono che avesse un’intonazione che non si sarebbe potuto più modificare una volta montata.
Insomma le campane potevano essere fatte solo da maestri campanari che avessero una conoscenza sicuramente eccezionale della tecnologia e dei materiali da usare.
Un’operazione che presupponeva grande esperienza manuale e particolare capacità nella preparazione dello stampo in cui colare il bronzo fuso con il sistema cosiddetto a cera persa.
Fatta questa premessa rimaneva da conoscere da dove venisse questo Maestro Nicola di S. Angelo de Licenosa.






Ci aiuta il Chronicon Vulturnense che racconta ciò che accade nel Molise nel 1042 ben 250 anni prima della fusione della campana. (CHRONICON . Ed. FEDERICI, Vol.III , pag. 89)
Il primo normanno che appare nel territorio che corrisponde all’attuale Molise è Rainulfo Drengot che, inviato nel 1042 da Guaimario principe di Salerno su richiesta dell’abate Ilario che lo aveva chiamato per contrastare Pandolfo di Capua che, alleatosi con i Borrello, aveva usurpato le terre di S. Vincenzo che vanno da Alfedena fino a Colli a Volturno: Iam filii Borrelli super filios Anserii surrexerant, et uno occiso per fraudem, aliis fide captis, Alfedenam, Montem Nigrum, et alias terras huius monasterii abstulerunt, et cetera invadere ceperunt, Buscurri, Mala Cocclaria, Rigu Neru, Cerrum cum Spina, et Aqua Viva, Tenzunusu, Licenosum, Collem Stephani et ceteras terras .
Tra le terre che erano state usurpate da Pandolfo di Capua e dai Borrello, dunque, appare anche LICENOSUM.
Questa è l’unica citazione che riporti il nome di questa località che doveva trovarsi tra Cerro al Volturno e Acquaviva, non molto distante da Colli.
In realtà, apparentemente, oggi non esiste più la località di Licenosum, ma se si esamina l’attuale cartografia si scopre che proprio al confine di Fornelli, nel territorio di Acquaviva d’Isernia sopravvive il toponimo di Ricinoso che, evidentemente è una corruzione dell’originale Licenoso.
Si tratta di un cosiddetto “rotacismo” che è il p assaggio di un'articolazione fonetica in “r”, come nel caso molisano di un originario Calvello che è diventato Carovilli.
Dunque, una sola parola (“Licenosum”) scritta mille anni fa nel Chronicon Vulturnense, e una frase quasi illeggibile su una campana di Picinisco, ci permettono di capire che nella valle del Volturno nel 1371 viveva un maestro campanaro che, con i suoi aiutanti, era in grado di disegnare e fondere campane.
Peraltro campane dalle forme perfette e dai suoni divini.>>
 Nessuna descrizione della foto disponibile.

mercoledì 26 febbraio 2020

Nuova donazione all'associazione

In questi giorni abbiamo ricevuto un gradito dono.
 Lo interpretiamo come un riconoscimento alla nostra serietà e impegno sociale:
si tratta di un pianoforte verticale inizio '900 .
 Grazie di cuore dal presidente Ottaviano e dai soci tutti.
 

Aggiornamento del 6 giu 2020 : 
Oggi il pianoforte è stato riaccordato ed è finalmente fruibile in tutta la sua sonorità e calore

martedì 18 febbraio 2020

origine del nome scapece

                             A proposito di aceto…e  scapece                                 [aggiornato il  1 mag 2020]
                                                                 di Remo Petrocelli




Il termine deriva dalla parola Escabeche che ci proviene dai Mori, i quali occuparono la Spagna per quasi 800 anni, portando con sé molti dei loro piatti del Vicino Oriente. Uno dei loro piatti  era il Sikbaj, che era fondamentale nei banchetti  medioevali, tanto che fu soprannominato "il padre dell'ospitalità".
Sikbaj è una parola persiana che significa "stufato all’aceto" e la maggior parte delle ricette medievali lo descrivono come agnello in umido con aceto e spezie.
Esiste poi anche una ricetta araba del 13 ° secolo con  "pesce in stile sikbaj" – cioè pesce fritto marinato (praticamente in salamoia) in aceto con zafferano e foglie di sedano. In Spagna, l'escabeche di carne si estinse, ma l escabeche di pesce sopravvisse. I Catalani della Spagna nord-orientale la introdussero nell'Italia meridionale, dove la ricetta del 13 ° secolo è ancora seguita nella  nostra scapece vastese.
Ipotizziamo  che gli Spagnoli potrebbero essere stati interessati alla versione a base di pesce poiché, come Cristiani, avevano bisogno di piatti senza carne per la Quaresima ecc . Questo potrebbe  essere il motivo per cui hanno sviluppato escabeches vegetali, aprendo la strada anche a una  versione messicana realizzata con jalapenos.
 Traduzione e libero  adattamento di un articolo di Charles Perry  su The Times e Canadian Press 

Riguardo l'uso dell' aceto nella storia italiana abbiamo scovato altri interessanti documenti :
1530 tariffa  daziaria in vigore a Venezia  sul vino di Vasto e aceti dagli stessi luoghi  (0)
 

 

uno del 1867 con i principali produttori  locali vastesi ( ricordiamo che l'aceto di Vasto era rinomato in tutta italia  e abbiamo testimonianze certe di cantine  d'aceto locali fin dal 1548 .

 
produttori di aceto vastesi  1867



 e  uno su facebook in cui viene raccontato  come l'aceto avesse anche un uso medicamentoso.
facebook aceto ( tratto da pag fb arca del lago di anguillara sabazia marzo 2020



<<Dall’archivio storico comunale [di Anguillara]. La ricetta dell’”aceto dei 4 ladri”, trovata appuntata su un documento del 1790 usato come anti batterico e antibiotico fin dall’antichità e per moltissimi altri usi, si dice che la composizione specifica dell'aceto sia stata usata ai tempi della peste nera, mentre altri simili composti di aceti a base di erbe erano stati usati come medicinali fin dai tempi di Ippocrate.
“A Tolosa durante la terribile epidemia di peste tra il 1628 - 1631, 4 ladri furono colti sul fatto mentre depredavano una casa di appestati. Arrestati, gli fu promessa la vita in cambio del loro segreto per non essere contagiati. Ma i registri del parlamento della città riportano che dopo aver appreso la ricetta, i 4 ladri furono, comunque, impiccati. Un secolo dopo, nel corso di un'altra epidemia, sempre causata dalla Yiersinia Pestis, nell'anno 1720 a Marsiglia, altri ladri depositari del segreto, ma più fortunati dei colleghi tolosani, furono sorpresi, sottoposti a giudizio e liberati in cambio della formula segreta che fu trascritta nel museo di Marsiglia. Il Codice Ufficiale Francese del Corpo Medico ufficializzò nel 1758 l'ACETO DEI 4 LADRI, aggiungendo: cannella, acoro aromatico ed aglio dato che alcuni guaritori conoscevano altre composizioni, era utilizzato con successo per preservarsi dai contagi considerato un disinfettante, detergente ed utilizzato anche in caso di sincope, ma scomparve dal Codice nel 1884 con l'evento della Medicina Moderna.”

Aceto
Menta
Salvia
Ruta intensa
Lavanda
Assensio
Rosmarino
Allium
“8 ore in infusione nel bagno caldo poi per un’ora si fa bollire il bagno e poi si fa raffreddare si spreme e si spruzza un’oncia di canfora crespata”>>
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martedì 11 febbraio 2020

Iniziative febbraio 2020

PROGRAMMA MESE di FEBBRAIO 
presso la
TORRE DIOMEDE DEL MORO a Vasto:


Sabato, 8 febbraio 2020
Alle ore 16.45 ARISTOTELE
Alle ore 18, il gruppo 'ADALTAVOCE'
'Il senso del carnevale'


Sabato 15 febbraio,
alle ore 18, teatro, 'IL MONOLOGO DEL MESE'
'Momenti d' Amore'


Sabato 22 febbraio, ore 18,
FESTEGGIANDO IL CARNEVALE


Sabato 29 Febbraio, ore 18,
'IL QUARTO CHAKRA'

martedì 4 febbraio 2020

Concerto di solidarietà al san Francesco gruppo folk la Fontana


Domenica 16 febbraio ore 15 e 30 Concerto di solidarietà presso istituto S.Francesco organizzato dalla ass. Vvf in congedo e Ass. Amici degli Anziani


sabato 25 gennaio 2020

incontro sulla sicurezza con gli "Amici degli Anziani"

Incontro "Amici degli Anziani": 

Impariamo a difenderci dai vari rischi del fuoco


Impariamo a difenderci dai vari rischi del fuoco, elettrici, dal gas, in casa e altrove.
Questo l’argomento che Antonio Ottaviano, vigile del fuoco in pensione e presidente dell'omonimo sodalizio, ha svolto per le nonne
dell’Associazione "Amici degli Anziani".  Gas, elettricità, bombole a gas, fuoco nei caminetti eccetera. Tanti i pericoli, tante le domande! C’è sempre qualcosa da imparare per la propria incolumità, per vivere meglio.Un doveroso sentito e riconoscente “grazie” al relatore e ai bravi vigili del fuoco che, quotidianamente, anche a costo della propria vita, tutelano noi e l’ambiente.
Angelina Poli Molino – Presidente Associazione “Amici degli Anziani”

foto Massimo Molino








Ad maiora!