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giovedì 24 giugno 2021

Mariani bros terza puntata

 Contributo dI  Giacomo De Crecchio di Lanciano.            aggiornamento 24 mar 2023. 

questa è la terza puntata della storia che comincia da qui  https://vvfcongedo.blogspot.com/2018/09/fratelli-mariani.html

Il giornalista Giacomo De Crecchio di Lanciano ci porta altro materiale inedito attraverso la sue collezioni e intuizioni: (da fb). Egli ci dice ...

 <<Stamattina, alla buon’ora, dando una scorsa alla prima cartella che mi è capitata sotto mano, mi sono soffermato su una delle prime carte, ed ecco cosa ne è venuto fuori.

§ 1 – Nel corpo della fattura

Pasquale Russo, specialità in armi di propria fabbrica in Corso Garibaldi alla Ferrovia n. 371, vende al Signor Ernesto (Mariani ?) per Vasto Aimone (Chieti), con fattura compilata a Napoli il 6 ottobre 1894, un revolver Smitt (sic) Wesson c(alibro) 320, garantito (da Pasquale Russo).

Ma, vale per un mese!

§ 2 – Gli appunti, aggiunti in calce alla stessa

Signor Giuseppe Morales, Genova per Novi Ligure

… tuo collega di sotto le armi e compagno di viaggio dal Brasile a Genova.

Tanti (saluti) distinti alla famiglia tua intera e mi firmo.

Ernesto.

Scriverai al signor Ernesto Mariani, Vasto. 

§ 3 – La minuta di questa lettera, scritta a matita sul verso della fattura

Caro Peppe, io, come sai, feci un ottimo viaggio col vaporetto fino a Napoli, sempre con un mare tranquillo, ed arrivai in paese in buon arnese.Spero che anche te avrai fatto buon viaggio fino a Novi, ed avrai incontrato le tue figlie in ottima salute ed invogliate a venire in America.Caro Peppino, come ti dissi che non volevo tornare in America mai più, ma adesso appena assoderò certi miei interessi sono deciso a ritornare con un capitale per mettere su qualche miglionetto, che con l’aiuto di qualche persona pratica di quei paesi possa così andare avanti, ed in questa ricorrenza mi sono rammentato delle tue proposte sul vapore Rosario, e le credo oneste e sincere. Perciò ti scrivo la presente, alfine sapere quando hai deciso partire, il giorno, il mese, con quale vapore partirai da Genova, il tuo paese di residenza nel Brasile e la provincia, perché se farò in tempo ad assodare alcuni interessi per il giorno della tua partenza, allora faremo il viaggio insieme e  condurrò con me anche un mio fratello di 16 anni, ma desidero incontrare l’approvazione tua se lui potrà incontrare occupazione colà. Aspetterò al più presto tua risposta; accetta una mia stretta di mano.>>

 

§4 – Un gruppo della famiglia Mariani, originaria di Lanciano, si sposta a Rocca San Giovanni e Vasto Aimone. Poi… qualcuno prende il volo verso l’America!

Alessandro Mariani nel 1843 ha 32 anni, è notaio e vive nel quartiere di Lanciano vecchio insieme alla moglie Maddalena de Arcangelis di 22 anni.

Dei loro due figli, il primogenito Liborio – il fratello sarà registrato come Giuseppe Giusto – che era nato nel 1841 e morirà nel 1915, si trasferirà e resterà segretario comunale a Rocca San Giovanni.

Dalla moglie Anna De Fabritis, nacquero Nicoletta, Carlo, Leonilde, Pietro, Nicola ed anche Ernesto.

È proprio lui che, prima di recarsi nuovamente a New York, acquista la pistola Smith & Wesson.

Intanto lo zio Giuseppe  (Lanciano, 1843 – Vasto, 1898), invece, si era trasferito a Vasto ed in prime nozze aveva sposato Filomena Monacelli; dapprima, volontario nell’amministrazione della Pubblica Sicurezza era stato destinato presso la Sottoprefettura del Circondario di Lanciano, dal 1870 ebbe la nomina di Ricevitore del Lotto. 

La coppia ebbe otto figli: Francescopaolo (morto pochi giorni dalla nascita), Francescopaolo nato nel 1868, Ettore (morto a quattro anni), Irene, Ettore, Nicoletta, Oreste ed Umberto; tra questi, Oreste che era nato nel 1877, emigrato negli Stati Uniti, a New York, nel 1903 aveva sposato Filomena Mecca di Avigliano.

 – varie fotografie rendono l’idea di quale sia stata la sua “avventura americana” di Oreste

 


 



 



Migrazioni da Lanciano, in “provincia” ed oltreoceano…
• Qualcuno della famiglia Mariani, originaria di Lanciano, si spostava a Rocca San Giovanni e Vasto Aimone, poi… tale Oreste prendeva il volo verso l’America!
Nel 1843 Alessandro Mariani ha 32 anni, è notaio ed insieme alla moglie Maddalena de Arcangelis di 22 anni vive nel quartiere di Lancianovecchio.
Il primogenito Liborio che era nato nel 1841 e morirà nel 1915, si trasferirà e resterà segretario comunale a Rocca San Giovanni; l’unico fratello sarà registrato come Giuseppe Giusto.
Da Anna De Fabritis e Liborio, nacquero Nicoletta, Carlo, Leonilde, Pietro, Nicola ed anche Ernesto.
Intanto lo zio Giuseppe Giusto (Lanciano, 1843 – Vasto, 1898), si era spostato a Vasto ed in prime nozze aveva sposato Filomena Monacelli; dapprima, volontario nell’amministrazione della Pubblica Sicurezza era stato destinato presso la Sottoprefettura del Circondario di Lanciano, dal 1870 ebbe la nomina di Ricevitore del Lotto.
La coppia ebbe otto figli: Francescopaolo (morto pochi giorni dalla nascita), Francescopaolo nato nel 1868, Ettore (morto a quattro anni), Irene, Ettore (n. 1874 – m. 1943), Nicoletta, Oreste ed Umberto.
L’Ettore nato nel 1874, con decreto del 1897 assommerà al suo cognome quello dello zio adottivo Filippo Monacelli, che insieme alla moglie Olimpia Betti gli destineranno i propri averi.
Ma, questa è altra storia!
• Quattro fotografie ed un paio di lettere rendono l’idea di quale sia stata l’ “avventura americana” di Oreste.
Oreste, nato il 13 marzo 1877, in età matura decise l’avventura verso l’America; non si hanno elementi per conoscerla appieno, tuttavia fotografie e lettere testimoniano come si sia dato da fare e, con un pizzico di fortuna, avesse raggiunto mete promettenti.
A New York, nel 1903 aveva sposato Filomena Mecca di Avigliano.
Il fotografo Vincenzo Cesareo lo ritrae nel 1904, quando già si era stabilito nella metropoli americana per intraprendere attività commerciali.
È riconoscibile, nel 1914, dinanzi il negozio nel Bronx dove la distilleria italiana “MARIANI BROTHERS” produceva e commerciava bevande alcooliche; il 3 marzo 1917 festeggerà con tutti gli impiegati il successo ottenuto negli anni.
Nell’emporio si trovava di tutto: pasta all’uovo e pasta glutinata, formaggi e salami italiani di ogni tipo, anche baccalà e sarde, noci, mandorle e fichi.
Allo stesso modo, la Mariani Brand eccelleva in olio puro di oliva, pubblicizzato come ai nostri giorni.
Ma, sopraggiunto il “proibizionismo” che tra il 1920 ed il 1933 bandì la fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcool, l’azienda entrò in crisi come si evince dalla corrispondenza inoltrata da Oreste al fratello Ettore Mariani Monacelli.
- A marzo del 1925:
«[…] qui gli affari vanno malissimo e se non avessi venduto l’Hotel mi troverei in cattive acque […] le perdite subite in questa cloaca di Napoli mi hanno squilibrato un pochettino. Spero di rimettermi incarreggiato […]»
- Un anno dopo:
«[…] non è mia intenzione di importare neanche un solo soldo di merce, potendo comprare molto meglio in America che in Italia […] la Banca Commerciale sede di Napoli mi avvisa di aver trasferito il mio conto a Pescara[…]»
- Il 18 febbraio del 1927, da Napoli, tale Geremia comunica ad Ettore quanto in precedenza gli era stato scritto da Oreste:
«[…] io sono tra il cielo e la terra. Avrai saputo cosa mi è accaduto: un quarto di milione di dollari di vini e liquori mi hanno sequestrato. Rappresenta sei milioni di lire. Vedi in quale orgasmo possa io trovarmi. Sono tra le corti e non so come andrà a finire.
Storie minori, ma… pur sempre storie!
N.B.
L’albero genealogico della famiglia Monacelli, a cui mi sono riferito per attingere informazioni di quella Mariani, è stato compilato da Luigi Murolo.

Diversamente, gli affari non andarono bene per il cugino Ernesto che nel 1927, quando in America imperversava il proibizionismo, subì il sequestro di vini e liquori per un quarto di milioni di dollari

.


. Altre notizie sulla stirpe dei Mariani di Vasto

 https://vvfcongedo.blogspot.com/2022/02/john-mariani-un-orgoglio-per-la-citta.html

A completamento ,vedi anche la storia del Cascioli: un altro vastese che lavora come dipendente dei Mariani. https://vvfcongedo.blogspot.com/2019/10/nicholas-cascioli-un-artista-vastese.html

giovedì 13 settembre 2018

Fratelli Mariani 2

La Mariani Bros a New York nel 1914 già forniva “qualunque articolo” via posta o corriere, come oggi fa Amazon!

di Remo Petrocelli 
(segue da qui  https://vvfcongedo.blogspot.com/2018/09/fratelli-mariani.html)
Casualmente, facendo ricerche su Giovanni Quarto di Belgioioso, marito di Ortensia d’Avalos, mi sono imbattuto in Umberto Mariani, la persona che da Quarto di Belgioioso comprò il complesso edilizio dell’Aragona. (Oggi chiamato anche scuderie d’Avalos).
Cercando notizie su di lui ho scoperto che Umberto era rientrato a Vasto dagli USA nel 1922 dopo aver fatto fortuna assieme al fratello Oreste.
Assieme avevano avviato in America la Mariani Bros, una fiorente ditta di import e vendita di prodotti italiani.

La conferma è giunta dal volume “Il Libro d’Oro – Guida degl’Italiani in America”, un prezioso documento di 120 pagine, pubblicato in ben 105.000 copie dalla loro ditta nel 1914, che sono riuscito ad intercettare contattando la biblioteca di una prestigiosa università americana.
Tale pubblicazione fornisce chiaramente il livello della dimensione aziendale, anche perché non si tratta solo il catalogo dei prodotti della Mariani Bros da vendere per corrispondenza, ma anche e soprattutto un “manuale” ad uso dei nostri connazionali – scritto in ottimo italiano - con tutte le informazioni necessarie alla vita di ogni giorno. (Un piccolo trucco editoriale per far restare il catalogo in casa il più a lungo possibile).

Nella prefazione il presidente Oreste Mariani spiega che è “un libro nel quale i nostri connazionali possano trovare tutte le indicazioni necessarie sui migliori generi alimentari”, oltre a precise “informazioni la cui conoscenza può in qualche modo essere proficua in queste terre”, e a “pagine scelte di buona e amena lettura”. E aggiunge: “Forse una pubblicazione analitica e descrittiva di
tal genere a molti sembrerà superflua. Il nostro parere fu ed è diverso e ci piacque dedicarci alla compilazione di questo né breve né facile lavoro che non ha riscontri né in Italia né in America, sorretti dalla convinzione di compiere opera utile e interessante destinata per la sua novità e per i suoi intendimenti ad un sicuro successo”.

In effetti sfogliando il volume si capisce che è una “novità” e che la sua compilazione non è stata “né breve, né facile”. Nelle pagine successive Oreste e Umberto Mariani, vastesi “allevati alla scuola del lavoro e del dovere”, raccontano la loro storia, spiegando la loro fortuna in America e l’innovativa impostazione di fornire una vasta gamma di prodotti italiani per corrispondenza, come oggi fa l’e-commerce.


“Il Libro ‘Oro” è una miniera di informazioni. Partiamo da quelle utili agli Italiani d’America. Troviamo pagine dedicate alle feste nazionali in America; alla conversione dei pesi e misure Italia-USA; alla “Patria nostra” con la descrizione dell’intera famiglia reale (compresi i cugini del Re!), dei dati socio-economici della nazione e delle “Colonie Italiane”. Poi ci sono altre pagine dedicate a “Il Paese che ci ospita”, con molte notizie sugli USA; e sulle compagnie di navigazione italiane e straniere in servizio con i porti italiani.

Non potevano mancare notizie su “Autorità e istituzioni italiane in America”con informazioni su Ambasciata, Consolati, Camera di Commercio Italiana, Croce Rossa, Società Dante Alighieri, Ospedale italiano ecc.

Ed infine altre pagine su “Notizie utili agli emigranti”con una lunga lista di argomenti di attualità quali: Atti di richiamo; Alla Batteria (formalità all’arrivo a Ellis Island); il rimpatrio; Come trovare lavoro; Per chi deve viaggiare; Collegio italiano; Il servizio di leva; Le nascite i matrimoni e la morte; Gli infortuni; Le associazioni; i risparmi e le banche; Le assicurazioni; l’istruzione.

Nel Iibro anche pagine sulle “Tariffe postali degli Stati Uniti” per l’Italia: lettere e plichi registrati, pacchi postali, vaglia, lettere telegrafiche. E come chiedere assistenza per gli atti notarili.

Sparse nel volume anche pagine di buona lettura e scenette umoristiche.

Ma “Il Libro ‘Oro” è un catalogo di vendita per corrispondenza della Mariani Bros e come tale presenta in modo originale ogni prodotto , ricostruendone la storia ed evidenziandone le caratteristiche.

Innanzitutto presenta i liquori, avendo la ditta “il merito di aver impiantato la più moderna e importante distilleria italo-americana dai cui laboratori escono quotidianamente i migliori liquori”. Per ogni singolo prodotto vengono evidenziate in modo approfondito le origini e le qualità. In elenco:
Alchermes, Benedettino, Caffè sport, Cognac, Corfinio, Curocacao, Fernet Milano, Ferro china Marion, Gin, Gran liquore Fata(simpatico nome per l'imitazione del più famoso STREGA!), Grappa di Piemonte, Kummel, Maraschino, Crema di menta, Poncho abruzzese, Rhum tipo inglese, Sambuca purissima, Anesone triduo, Anisetta Marion, Whiskey, Vermouth, Chinato Rossi, Cordiali e Rosolii.

Poi il volume passa ai vini, usando titoli come “Il vino è salute” e “Proibizionismo o temperanza?”, e sottolineando che “proibire l’uso del vino è assurdo”; che “la crociata dovrebbe essere fatta contro l’abuso non contro l’uso!” Tra i vini presentati, ognuno con la sua storia: Barbaresco, Barbera, Barolo, Capri, Chianti, Falerno, Freisa, Gattinara, Gragnano, Grignolino, Lacrima Christi, Marsala, Moscato, Nebbiolo, Spumanti, i prodotti della California. Tra i vini in elenco anche il “Vasto” cotto e “Vasto” crudo. Mentre nella pagina dell’aceto si specifica che: “La casa Mariani Bros è sempre ben provvista dei migliori aceto rosso di puro vino naturale che essa ritira dalle proprie cantine di Vasto”.

Vengono anche presentati gli sciroppi, le erbe medicamentose, l’olio d’oliva.


Ma la Mariani Bros fornisce di tutto: prodotti di pasticceria e servizi completi per matrimoni; specialità farmaceutiche italiane; profumeria e igienica; formaggi; prodotti in scatola; salami e formaggi.
In campo editoriale dispone di un catalogo di 500.000 volumi assortiti: è “la più grande libreria italiana in America” con romanzi, novelle, libri allegri, libri religiosi, grammatiche, manuali pratici ecc. E suggerisce l’acquisto della “La biblioteca utile” con Grammatica italiana e inglese, vocabolario italiano- inglese, manuale di corrispondenza italiano-inglese e altri manuali pratici.

Nell’ultima pagina de “Il Libro d’Oro” un invito speciale: “il vostro dovere in America è di abbonarvi ad un buon giornale. E il miglior giornale per voi è LA RIFORMA organo indipendente delle classi lavoratrici immigrate”. Il giornale è pubblicato dalla Mariani Bros e agli emigrati viene offerta anche la possibilità di diventare “Agente o Corrispondente della Riforma”, “Vi faremo delle condizioni splendide”!

Dal documento appena descritto e dagli altri in nostro possesso emerge chiaramente il livello di business raggiunto dalla Mariani Bros., produttori locali e importatori di molte case italiane, azienda “tra le più solide della Metropoli”, “in grado di poter fornire ai proprio clienti QUALUNQUE ARTICOLO possano desiderare”, come una moderna Amazon.

 Speriamo di riuscire a reperire maggiori dettagli in futuro.

Nel caso abbiate ulteriori notizie sui fratelli Mariani vi preghiamo di contattarci su Facebook o via email   remope@yahoo.com ( and or let you know how this page was useful for you)


Per una migliore comprensione dello spirito imprenditoriale dei fratelli Mariani pubblichiamo, da “Il Libro d’Oro – Guida degl’Italiani in America”, le pagine relative alla Prefazione   e alla storia della Mariani Bros



    prosegue qui con un altro contributo https://vvfcongedo.blogspot.com/2021/06/mariani-bros-3.html

Qui invece c'è un collegamento logico alla storia dei Mariani
 

lunedì 10 settembre 2018

I fratelli Mariani, una scoperta della ns. associazione

di Remo Petrocelli                                   (versione aggiornata al  9  aug 2024)

Nei primi del ‘900 una moltitudine di Italiani emigrò negli Stati Uniti. Le statistiche parlano di circa 4 milioni nel periodo 1900-1920. Tra questi molti vastesi, alcuni dei quali  ebbero grande fortuna, come il caso dei fratelli Oreste e Umberto Mariani di cui siamo riusciti a ricostruire l’entusiasmante  storia.I due fratelli emigrano a causa di una serie di lutti consecutivi,  il nonno notaio Alessandro ( ha esercitato 1836-1897) . e il padre Giuseppe entrambi di Lanciano.
 ( la stirpe ha però le sue radici a Gissi in cui troviamo sulle carte un capostipite (?) Nicola nato circa nel 1683 e morto poi il 22 gen 1734 a Napoli (quartiere Avvocata),  e un dottor fisico Ermete, un ramo poi si insediò   a Paglieta e dintorni, ( cfr. ivi palazzo Mariani !) .


 

Il primo ad emigrare fu il fratello minore Umberto (Vasto 16-1-1879, Vasto 9-2-1951), che salpando da Napoli a bordo della nave a vapore Spartan Prince arriva a New York,  o meglio a Ellis Island,  il 6 maggio 1900, con in tasca 19 dollari contando sui parenti De Luca già presenti lì a New York.  Il 25 giugno 1901 lo raggiunge Giulia Zaccagnini (Vasto 30-11-1880, Vasto 11-7-1972) che sposerà l’anno successivo. (moglie e marito lavoreranno inizialmente come sarti, la  prima professione del padre di Giulia).
Il fratello maggiore Oreste (Vasto 13-3-1877, Nanuet USA 23-2-1950), arrivò a New York sei mesi dopo il fratello, in data 2 novembre del 1900. Pur essendo un esperto pasticciere ricominciò la sua carriera da apprendista. Nel 1905 mise su una sua pasticceria,  in cui collaborava la moglie come cameriera. Pasticceria che  divenendo famosissima a New York,  gli assicurò lauti guadagni.
“Quando credette giunto il momento propizio - è scritto in una pubblicazione aziendale - Umberto, si unì al fratello Oreste e con lui gettò le basi dell’attuale ditta”, la Mariani Bros.  







Probabilmente Umberto e Oreste, i nostri "Mariani Brothers", saranno stati comunque inizialmente ispirati al settore merceologico degli spiriti da un famosissimo prodotto, il “Vin Mariani" creato un loro omonimo (ma nato in Corsica). Questo prodotto, pubblicizzato in maniera martellante fin dalla fine dell’800 sui quotidiani americani, ebbe molto seguito poiché sfruttava l’effige di Papa Pio XII e una sua dichiarazione quale "tonico efficace". Si trattava sostanzialmente di una bibita alla coca in alcool, insomma un'antesignana della più fortunata Coca Cola.


Dunque nel 1910 la svolta: mettono in piedi una società di distribuzione all' ingrosso e distilleria, la "Mariani Brothers" (dei fratelli Umberto e Oreste) con sede in 506 West Broadway in cui la moglie di Oreste fa da tesoriere, Umberto è vice presidente e, contabile  lo zio materno l'ingegnere agrario Paolino (Paul) Monacelli (nato però a Lentella, di lui parleremo in una altra puntata).
Le caratteristiche innovative di questa società sono di essere multiforme, cioè di vendere/importare di tutto: dai sigari, all'olio, pasta, generi alimentari, aceto di vino rosso dalle "proprie cantine di Vasto", libri in italiano (500.000 libri a catalogo) - a questo si dedicherà più lo zio Paolino-. I fattori chiave della società sono vendita per corrispondenza (il loro catalogo fu stampato in 100.000 copie!) al pagamento in contanti, prezzi molto competitivi , buona merce importata, e ove possibile copiata e prodotta direttamente in USA.
Potremmo definirla sia una Amazon ante litteram che una sorta di patronato/società di servizi ad uso degli italiani.

Oreste infatti prende anche la qualifica di "pubblico notaio" in USA (forse anche in onore del nonno, Alessandro, come detto , notaio in Lanciano  soprannominato "Lo Succhero") e si offre per transazioni per chi ne avesse bisogno, i suoi uffici sono poi disponibili letteralmente per "chiunque abbia problemi".
Mentre Umberto farà da agente di liquori di una produzione, effettuata in loco, di una serie di prodotti italian sounding tra cui il liquore Garibaldi, la Granatina, la Menta Glaciale con menta alpina [sic!], l'Alchermes di  Firenze [sic!] insieme a moltissimi altri. Il tutto è venduto in accattivanti confezioni con bandiere italiane e sfondi alpini. Riesce perfino a brevettare alcune 'nuove tipologie' per gli Stati Uniti : ad es. il "Rhum tipo inglese", il “Liquore Cannella” e infine la "Sambuca Purissima" (1914), oltre al Ferro-china Marion, prodotto brevettato in USA nel settore medicinale sin dal 1908!
I grossi quantitativi di vino gli arrivano via treno dall'assolata California dalle cantine dell'  amico italiano Francis Passalacqua, un entusiasta produttore di un’uva  battezzata barberone - marchio che  anche costui  tenta  di registrare.
I due fratelli, sempre orgogliosi delle loro origini, nel gennaio 1915, avuta notizia del rovinoso terremoto di Avezzano, avviano una grande sottoscrizione attraverso il New York Herald, tra la comunità degli abruzzesi in USA. Lo zio Paul Monacelli,  porta con sé una solidissima istruzione (è ingegnere agrario, e vezzo per il giornalismo: lo zio materno Francesco Paolo Angelini ha una tipografia ad Avezzano , e tra i parenti Monacelli di Vasto ha un famoso Emilio  direttore del periodico Istonio!).  Nel tragico evento Paolo collaborerà anche con un paginone di appello su un giormale USA,  disegnando  di suo pugno perfino una mappa  dell'Abruzzo, evidenziando l'epicentro e le varie distanze dagli altri centri più noti.  La raccolta fondi avverrà nella solita sede aziendale, mentre Umberto da Napoli verrà sollecitato attraverso un cablogramma a recarsi sul posto, ad Avezzano, per stilare le liste del necessario. Bisogna riconoscere in questa mobilitazione anche una bella operazione mediatica!
Nel 1919 Oreste possiede  anche la Bruni liquor co. ove è  presidente, con vice pres. Tommasi Bruni, e segretario Nicholas Cascioli nato a Lanciano ,(per la sua storia https://vvfcongedo.blogspot.com/2019/10/nicholas-cascioli-un-artista-vastese.html)  con  capitale 5000$ , (Nicolas registrerà poi nel '30  una propria società di caffè la Q Brands products co. )
L’azienda subì una battuta di arresto nel 1920 quando il “proibizionismo” diverrà effettivo negli USA. La città di New York si chiuse in una sorta di dogana e la comunità italiana fu messa sotto stretta osservazione.
I Mariani a quel punto avendo comunque già accantonato un bel gruzzolo, con la Mariani Bros Inc.  riescono in un operazione di aumento di capitale azionario da 15.000 a 100.000 dollari (distribuendo  azioni di taglio più piccolo). Sono però costretti a una sorta di accantonamento del "materiale alcolico", e comunque ad una forma di diversificazione, come evidenziato dalle successive operazioni finanziarie rispettivamente in Italia e in USA, sebbene a causa della borsa nera, il business degli alcolici diventasse un sottobosco sempre più attraente. Infatti il prezzo degli alcolici decuplicò e prese molto piede la moda dei night clubs.
Le prospettive sui liquori, come detto, erano cambiate,  così Umberto che seguiva il comparto degli alcolici nel 1922 decide di rientrare in Italia.
Oreste si trasferisce con la moglie a Pearl River, una periferia rurale, poi semi industriale di New York. Qui acquista una dismessa struttura di una protoindustria farmaceutico/alimentare, la Lederle Laboratories presente in zona dal 1906, insieme a diversi terreni contigui.  Trasforma così questo grosso ex  magazzino in un locale pubblico il Paradise Inn poi ribattezzato Silver Pheasant Inn (ma tuttora esistente!). L'area sembra avere ottime prospettive di sviluppo (e le avrà, almeno tre volte quelle del resto degli Stati Uniti!). Malgrado le ottime premesse il 21 luglio 1922 Oreste, pronto ad una gita in Italia) subisce invece una rapina nel suddetto locale e nel drammatico evento resteranno feriti lui e il figlio sedicenne Joseph. Dopo l'esperienza negativa, il locale fu ceduto ad altri.
Ma Oreste prosegue col suo ottimo fiuto. Questa volta l'intuizione fu di non cedere l'area retrostante (poi in proprietà della moglie) consistente in diversi ettari coltivati a vite per vino bianco, insieme a un'altra casa adiacente. Ha comunque accantonato, in attesa di tempi migliori, nelle relative cantine un'ingentissima quantità di bottiglie di vino e spumante (rivalutatosi in circa 250.000 dollari a causa del  proibizionismo,  ciò ha qualche legame economico con quanto lamentato da  un cugino lancianese di cui parleremo in "Mariani 3).
La Mariani Bros si concentra ora sull'import/export alimentare che continua a svilupparsi alla grande. I prodotti italiani come l'olio d'oliva e le "salsine di puro pomodoro" importate dal porto di Napoli (1926), che egli come membro della Camera di Commercio italiana di New York (dal 1920) distribuisce ora in tutti gli Stati Uniti. Il fratello Umberto, da parte sua,  dall'Italia si occuperà della logistica relativa.
II proibizionismo terminerà nel 1933 e nel gennaio 1934 subito l'azienda riavrà la licenza come distillatore di vini. Un figlio di Oreste, Nicholas possiede ora un terreno di 2,5 ettari a fianco di quello della madre che di ettari ne possiede 22. 
Nel 1941 Oreste noleggia assieme alla moglie Filomena un suo impianto di produzione di vini e spumanti consistente in 3 capannoni e apparecchiature varie  alla New York Wine corporation di Benjamin Kobre. Il terzo figlio, Hector, diverrà una stella dello sport per la sua robusta corporatura ,allenatore, laureato , imprenditore  e ufficiale dell' esercito USA.
Da segnalare che nell'ultima parte della sua vita, Oreste insieme ai figli ha poi concluso moltissime operazioni immobiliari con compravendita di diversi edifici,  appartamenti e terreni nell’area dell'interland di New York e per finire  anche in California.
Degne di nota sono anche le operazioni portate avanti dal fratello Umberto Mariani dopo il suo rientro a Vasto nel 1922.

Qui specularmente al modus operandi del fratello maggiore Oreste in USA, avvia diverse importanti acquisizioni immobiliari e operazioni mediatiche a Vasto.
La più importante è quella sul palazzo Aragona con tutta l'area di terreni circostante (in sostanza rileva  questa proprietà d'Avalos rimasta in eredità a Quarto di Belgioioso). Si percepisce qui il ruolo di intermediazione del cognato di Umberto, (Zaccagnini sindaco di Vasto nel 1919), nella trattativa col Quarto.
 Il 30 maggio 1922 Umberto e signora riconsacrano la annessa cappella della Madonna di Costantinopoli. A gennaio  1924 suscita ammirazione il presepe della "sua" cappella.(N.b. anche la devozione cristiana fa parte dell'eredità familiare, infatti il fratello del nonno notaio, di nome Carlo, era  sacerdote).
A partire dal 1929 Umberto partecipa assiduamente a varie altre operazioni di beneficenza come la Befana Fascista (1930), il fondo per la costituzione della banda musicale cittadina  e molto spesso è sodale ai poveri del convento di S.Onofrio (situato proprio al confine Ovest dei suoi vasti terreni). Ad esso devolverà denaro e offerte in vino, regalerà inoltre uva in occasione della festa dell'uva vastese. Interessante anche l'iniziativa di messa a disposizione gratuita della breccia ricavata dalla neo ereditata Neviera, al fine di ricoprire interamente i viali della costruenda villa comunale (1930, motore di tutto il progetto è il visionario ( figlio del noto spadaccino e professore vastese), Francesco Pomponio detto Ciccio , anche lui ex emigrante USA rientrato in patria).
Umberto Mariani è poi socio del Circolo promotore dello Stadio e benefattore del museo civico. Nel 1932 dona un terreno di circa 2000 metri quadri ricadente nell'area del costruendo stadio Aragona (l'area donata sarà pari a   1/10 di tutto il progetto). Nel 1935 affitta al Comune un locale per l'ufficio catastale (verosimilmente in Palazzo D'Avalos). Nel 1949 permuta un suo terreno con un altro comunale. Ci risulta anche l'acquisto di una villa in zona San Nicola alla Meta (loc. Torricella).
 
Le notizie qui fornite, attingono in maggior parte dalla pubblicazione aziendale “Il Libro d’Oro – Guida degl’Italiani in America” della Mariani Bros. (1914),  da articoli di giornali americani e fonti archivistiche locali, e sono parte integrante del mio testo inedito su Quarto di Belgioioso e Ortensia d’Avalos in fase di elaborazione.
Spero che altri dettagli vengano forniti da famiglie e ricercatori locali. Restiamo in fiduciosa attesa.
Nel caso abbiate ulteriori notizie, aneddoti e quant’altro sui fratelli Mariani, vi preghiamo di contattarci su facebook o via email  remope chiocciola   yahoo.com
 
  La narrazione  prosegue qui

mercoledì 22 agosto 2018

Mattatoio Comunale vastese: approfondimento d'archivio a cura della ns. associazione

Una tormentata storia di 200 anni    (di  Remo Petrocelli) 

                                                                                                                  ult. agg. 13 12 2025


L'importante struttura  ha avuto diverse sedi,  fino a quella definitiva di via S. Onofrio (anni '60)  in fase di chiusura 


Il mattatoio, in tutte le città, rappresenta un vero e proprio pezzo di storia del territorio. E Vasto non fa eccezione.
Localmente, il problema della macellazione cominciò a porsi agli inizi dell’800. All’epoca  l’operazione veniva effettuata nella pubblica piazza, atttraverso una pratica particolarmente cruenta: l’animale veniva ucciso  con una mazza di ferro scagliata sulla testa; poi si procedeva con lo squartamento, con i liquidi corporei che venivano lasciati grondare liberamente nel terreno, creando terrore negli spettatori  e nelle donne “specie le gravide”.   
Tale pratica andava assolutamente cambiata.
Nella seduta del Consiglio del 21 febbraio 1826 il sindaco Pietro Muzii  risollevò il problema: "Signori. A rimuoversi, e ad eliminarsi per sempre tanti abusi e disordini introdotti nella vendita del pesce, e nello scannaggio degli animali eseguito finora con tanta indecenza nella pubblica Piazza è d'uopo, che l'amministrazione destini un luogo proprio, ove assolutamente debba il pesce esporsi in vendita, e debbono gli animali essere scannati, interessando molto la polizia urbana tale destinazione...” Il decurionato deliberò che lo scannaggio degli animali doveva essere fatto nel largo detto de’ Barbacani (…) [tratto  da Pietro Muzii  di  Pasquale Spadaccini ed. Cannarsa 2002 p.152].  
Stiamo parlando di “scannaggio” ancora all’aperto,  non di “mattatoio”. 
Nel settore comunque già dal 1831 entrò in vigore un regolamento di  polizia urbana che normava  le operazioni di macellazione e vendita di carni  dei macellai, o come si chiamavano allora beccai.
Pur esistendo già un progetto del famoso architetto locale Nicola Maria Pietrocola del 1832 (che  allocava già un mattatoio in un progetto di più generale revisione della piazza Barbacani), in fase iniziale, si pensò invece di allocare un primo mattatoio  nelle cantine sottostanti il palazzo comunale (l’attuale Curia vescovile) con introiti per le casse Comunali. Questa ipotesi fu subito osteggiata  dal consiglio,  per i miasmi che avrebbe creato, in un’area  che  necessitava un certo decoro/immagine.
Una sollecitazione per individuare un luogo per la macellazione  pubblica  nel Comune di Vasto giunse anche dall’ allora Sottintendenza verso il consiglio comunale dell’epoca ,  il decurionato, nel 1841.
L’esigenza era fondata sulla necessità  di controllo sanitario sui capi macellati, sul trattamento degli scarti,  la conservazione e certificazione (con relativa bollatura) delle carni macellate; questioni  molto delicate in un’epoca in cui non esisteva alcun sistema di congelamento.
 
PIAZZA BARBACANI. La soluzione alternativa rispolverata dal consiglio, fu quella di costruire di sana pianta un locale ai margini della piazza Barbacani, appoggiato alle proprietà di Salvatore Palmieri, e di dotarlo di un cancello. Fu costruito dalle fondamenta al tetto da tal muratore appaltatore Giuseppe Del Prete stralciando dal progetto di cui sopra.   Costo previsto circa 150 ducati, garante Lancetti Giuseppe, e  consegnato nell’estate del 1853. Immediatamente ci si rese però conto che  questa scelta era stata infausta, per la centralità del luogo, il notevole impatto ambientale, sporcizia, cattivi odori ecc. Ad ottobre del 1853 la struttura fu chiusa per scarsa igiene ed i beccai che ne pagavano già l’affitto al Comune chiesero uno storno. Da fine dicembre il Comune tentò però di riaffittare la struttura ormai vuota, ma senza riuscirci (ben sette aste andarono a vuoto!). 
 
PIAZZETTA D’AMANTE.  Nel frattempo il mattatoio fu allocato in piazzetta d’Amante in alcuni locali di pertinenza delle Congreghe di Carità e della Morte al costo di ben £153 annue. Si presentava quindi come  soluzione dispendiosa e soprattutto inadatta.
Il decurionato  chiese allora al famoso ingegner Luigi Dau una consulenza su quali fossero i parametri più importanti su cui orientarsi nelle future scelte, per un luogo idoneo. Egli in sintesi dichiarò: un luogo fuori le mura, agibile comodamente dai carretti per il trasporto merci, quindi lontano dagli agglomerati urbani, esposto possibilmente a nord, dotato di acqua corrente, e con una zona “a grotta” e/o in tufo per la conservazione della merce lavorata. Furono individuati diversi siti, qualcuno non privo di fantasia: p.es. sotto la cappella di S.Antonio, in un villino con hortus conclusus in S. Sebastiano di proprietà di Salvatore Palmieri ecc. La ricerca si concentrò poi sul quartiere Croci, Aragona, e viciniori.

La “NEVIERA” e L’ARAGONA. Gli unici locali idonei individuati furono sotto la neviera del marchese d’Avalos alle Croci dove esisteva una cava di sabbia (e tufo), e un locale terraneo di palazzo Aragona già affittato al Comune, di proprietà della duchessa Teresa Cestari, una zia di Ortensia D’Avalos (alla modica cifra di 100 £ annue).
Il decurionato, fulminato dall’idea di risparmiare,  nel 1886 rescisse il contratto con le congreghe e decise per la riattazione dell’Aragona (al costo una tantum di £350).   La  nuova destinazione d’uso infatti era  già area di stazionamento dei bovini prossimi a macellazione (stalla). Il locale fu ritenuto abbastanza ampio per la convivenza dei due servizi, anche se necessitò a questo punto di riparazioni del tetto malmesso, e modifiche: una divisione e adattamento -secondo i preziosi e talvolta polemici consigli del locale ispettore sanitario (P. Altobelli) e veterinario (Nicola D’Adamo)-. Si trattò sostanzialmente di una forte igienizzazione preventiva e una razionale e salubre disposizione operativa con pareti e pavimenti lavabili e dei canali a terra per il convogliamento dei residui dall’interno dei locali  fino alle campagne limitrofe. Furono anche  reintegrati  una grossa cisterna esistente in loco,  un pozzo sottostante con  canale, una pompa.


Anche questo  sito ebbe poca fortuna, per una  serie concomitante di eventi: la morte della proprietaria (1893), la donazione alla nipote Ortensia e la mancata rielezione a deputato del marito di Ortensia, il Duca Quarto di Belgioioso. Quest’ultimo avendo  (1897) a disposizione più tempo ed energie, decise di dedicare più cura alle proprietà familiari, inviando da Roma  e nominandolo amministratore dell’Aragona il sign. Avveduto Bartoli Avveduti, il quale risiedendo sul posto, si rese conto del malsano e anarchico modus operandi dei beccai  nell’utilizzo della  struttura stessa. Nei  fatti, l’area retrostante l’Aragona, adibita  a giardino, veniva abusivamente occupata da mercanzie, il pozzo era completamente inquinato dai residui di macellazione e l’area tutta era divenuta mefitica e infettante. Bartoli stesso dopo la nascita della “prima figlia vastese” (la famosa Elena Sangro) ne subì presumibilmente le conseguenze, con  la perdita del successivo figlio appena nato in quel sito, per una malattia infettiva.
Tutto ciò convinse il proprietario a chiedere lo sfratto per finita locazione al Comune. Attraverso il sindaco Nasci, il Comune, colto di sorpresa tentò di reagire: chiese una proroga  di soli sei mesi per  individuare  una nuova struttura temporanea.
L’amministratore  Bartoli la concesse, ma  a condizioni che il locale  non avesse più  sbocco verso il lato interno residenziale del complesso,  che ci fosse  disinfezione e pulizia settimanale delle deiezioni e residui da parte del Comune con tanto di verifiche di guardie municipali.
Il Comune dovendo  uscire dall’impasse, individuò come  soluzione temporanea,  un locale in zona delle Croci, di proprietà di  Naglieri Giovanni  fu Paolo (nato nel 1824) alias Centodiavoli, capraio  (proveniente  da una famiglia di lattivendoli di cui abbiamo altre tracce  per alcuni simpatici aneddoti,  cfr. Muzi op. cit.p.87, Vasto Domani 25 ott 1967).
planimetria contrada croci Vasto
 contrada Croci /s.Onofrio di Vasto
 
 



L’ANGRELLA: Nel frattempo l’Amministrazione comunale  chiese fondi e  attivò  un mutuo di £10.000 sui quarantamila necessari, per una struttura ritenuta “definitiva”. L’area aveva acqua corrente (essendovi già un’ omonima fontana pubblica) e salubrità. Fu individuata nell’ Angrella. Il progetto e realizzazione di questa struttura modernissima e razionale fu diretta  dall’ ing. Arch. comunale Francesco Benedetti.
L’undici  novembre 1905 il mattatoio entra in funzione  "dotato con tutte le norme scientifiche e presenta tutte le condizioni volute dall’igiene”
Purtroppo ancora una volta la sfortuna “ci mise lo zampino”   e la struttura fu soggetta ad una frana. Un Consiglio del 1935 ne approvò l’abbattimento (in seguito ai danni riportati l‘anno precedente) e la costruzione di un altro mattatoio, su un progetto molto avanzato, redatto dall’ ing. comunale  Pietro Mariani. Il progetto, presentato  in “tempi di magra” non  fu però approvato.

Il Mattatoio all'Angrella 1916

 



CAMPO BOARIO. L’otto giugno 1938 il Podestà Scardapane chiese al prefetto di Chieti l’autorizzazione per l ‘acquisto di altri due ettari di terreno privato per l’ampliamento del campo delle fiere e la costruzione ivi del mattatoio comunale al campo Boario (zona via Giulia). Il progetto ora in capo all’ ing. A. Giammaria di Pescara era anch’esso ambizioso: sarebbe costato 600 mila lire su un’area suddivisa in 4300 mq di mattatoio e 17000  mq di stazionamento. Il Ministero della Sanità addusse scuse e fece diversi rilievi sul progetto (particolarmente sull’ubicazione dei frigoriferi), che così naufragò definitivamente.
Si partì però provvisoriamente con un capannone aperto che con le prime nevi risultò allagato ed inagibile.

Immagine recente della Struttura adibita a Mattatoio su corso Mazzini (ora Palazzo di Vetro) 

 

TRAPPETO COOPERATIVO. Il 19 gennaio 1940 il Podestà vista la relazione del tecnico comunale e le recenti nevicate  dichiara il mattatoio comunale inagibile alla macellazione delle carni ed è forzato a prendere in affitto il magazzino del Trappeto Cooperativo situato in corso Mazzini ad un canone mensile di £150-  Solo dal giugno 1942 il mattatoio sarà operativo in quella  sede. A luglio del 1942 il Comune incarica l’ing. Manlio Cordella di redigere un ennesimo “nuovo progetto” per il mattatoio comunale.
 
S. ONOFRIO. In aprile 1949 l’Amministrazione dichiara  la pubblica utilità della costruzione del nuovo mattatoio, inoltre disciplina il servizio di trasporto  di carni macellate dal mattatoio ai singoli esercenti di vendita, servizio che precedentemente veniva disimpegnato con carretti  a mano.  Con apposito capitolato   viene ora affidato alla ditta Francesco Colucci che  utilizza un furgone appositamente attrezzato  per garantire l’igienicità e la funzionalità  del servizio stesso.
Nel 1950 il progetto viene approvato, nel ‘51 si contrattò un mutuo per  30 milioni di lire alla Cassa DD. PP.

Il 6 ottobre 1953 il ministero dei Lavori Pubblici concedette un contributo di quindici milioni per la costruzione del nuovo mattatoio nell’area di  località S. Onofrio.
Nel 1960 si accese un mutuo di 20 milioni di Lire per il completamento dell’opera con Cassa DD. PP.
Nel 2018 Il Comune annuncia l’intenzione di chiudere il Mattatoio Comunale e mettere in vendita la struttura.
 
 
 
 
 
Si ringrazia l’Archivio storico comunale di Vasto per i documenti inediti  e il sig. Beniamino Fiore per le foto storiche.